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Nelle sale della casa paterna, dove Alessandro Manzoni trascorse l'infanzia, l'adolescenza e la prima giovinezza, è stato allestito il Museo Manzoniano. Fanno parte del percorso anche la Cappella e le cantine. Gli ambienti del piano terra sono rimasti con gli arredamenti originali del 1818, quando lo scrittore vendette la villa.

La sala I presenta un bel ritratto dello scrittore attribuito a Giuseppe Molteni (Milano 1800 – 1867), i costumi realizzati per la versione televisiva dei Promessi Sposi, con regia di Salvatore Nocita, alcuni arredi originali e un bronzo dello scultore Francesco Confalonieri (1850-1925) raffigurante Lucia.

La sala II documenta invece il rapporto tra Alessandro Manzoni e Lecco attraverso dipinti, stampe, documenti e un grande plastico che riproduce Villa Manzoni e i suoi dintorni nel 1799.

La sala III presenta alcuni interessanti autografi di Alessandro Manzoni e oggetti appartenuti allo scrittore, nonché l’iconografia dei luoghi manzoniani attraverso una serie di stampe del territorio di Lecco del XVIII e XIX secolo.

Nella sala IV, chiamata “tinello”, le tele (Otto e Novecento) di diversi autori illustrano l’evoluzione del paesaggio e dei luoghi citati nei Promessi Sposi.

Nella sala V, detta la “cucina”, una teca espone la culla di Alessandro Manzoni. Sulla parete sono esposte cinque tele secentesche che probabilmente ornavano lo studio di Pietro Manzoni, padre dello scrittore, di cui vediamo un ritratto.

Nella sala VI, la “sala rossa”, sono esposte, suddivise in 4 vetrine, le opere di Manzoni. La Prima vetrina è dedicata ai componimenti poetici, la Seconda alle tragedie, la Terza ad alcune delle fonti storiche a stampa consultate dallo scrittore per la stesura dei "Promessi Sposi" e la Quarta è dedicata ai suoi scritti di carattere linguistico, filosofico e storico.

Il “salone delle grisaglie”, ambiente di rappresentanza in stile neoclassico, vede una profonda unità tra i dipinti di carattere mitologico delle pareti e i mobil neoclassicii. Al centro è appeso un prezioso lampadario di Murano acquistato da Giulia Beccaria.

La sala VIII era la “sala da pranzo”, con un soffitto decorato da raffinati stucchi settecenteschi raffiguranti le quattro stagioni. Una bacheca posta nel centro presenta una campionatura dello sterminato repertorio di “curiosità manzoniane”: dal riadattamento in melodramma dei Promessi Sposi ai bizzarri studi di “topogafia manzoniana” alle figurine pubblicitarie.

La sala IX presenta la straordinaria vicenda editoriale della Quarantana, l’editio princeps dei Promessi Sposi pubblicata nel 1840 con le illustrazioni di Francesco Gonin e altri grandi disegnatori e incisori dell’epoca.

Nel cortile d’onore cinto dal porticato è possibile vedere la cappella dell’Assunta, tipicamente neoclassica, cfon una bella pala di G. Preda.

Ultimo e suggestivo ambiente visitabile sono le cantine, con una splendida ghiacciaia e due torchi originali di metà Ottocento.

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